Milano, «banda dell’Est» in azione: bloccata durante un colpo in banca

Milano, «banda dell’Est» in azione: bloccata durante un colpo in banca

Stavano cercando di entrare per svaligiare una filiale del Crédit agricole di San Giuliano Milanese ma i carabinieri, con l’aiuto di una guardia giurata, li hanno sorpresi ancora prima che riuscissero a entrare. Così è stato arrestato un gruppo di romeni e ucraini che aveva già forzato una grata a protezione della vetrata della banca. Uno di questi aveva ancora la grata in mano ed è stato bloccato subito. Gli altri quattro hanno cercato di scappare ma sono stati ritracciati e arrestati poco dopo.

13/11/2017 Fonte: http://milano.corriere.it/notizie/cronaca/17_novembre_12/milano-banda-dell-est-azione-bloccata-un-colpo-banca-a96e2e5c-c7cf-11e7-a46a-2daf03b7af20.shtml

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Bancarotta, sequestrati a una società di vigilanza privata 7,5 milioni

Bancarotta, sequestrati a una società di vigilanza privata 7,5 milioni

I finanzieri del Comando Provinciale di Roma, coordinati dalla Procura capitolina, hanno eseguito il sequestro preventivo disposto dal Gip del Tribunale per reati tributari e di bancarotta fraudolenta commessi nella società romana di vigilanza privata Centralpol S.r.l.. Il provvedimento, per un ammontare complessivo di oltre 7,5 milioni di euro – corrispondenti all’ammontare delle ritenute operate sulle retribuzioni dei lavoratori dipendenti e dell’Iva di cui la società ha omesso il versamento per gli anni d’imposta dal 2011 al 2014 – ha riguardato le risorse finanziarie dell’impresa, liquidità, beni immobili e partecipazioni societarie nella disponibilità di 7 persone, coinvolte a vario titolo nella gestione della Centralpol. In concreto sono stati colpiti beni per un valore complessivo di circa 4 milioni.

Schema fraudolento

Tra gli indagati figurano gli amministratori «di fatto» della società, i fratelli Claudio e Gaetano Gelfusa, già in passato coinvolti in analoghe vicende. I finanzieri del Nucleo di Polizia Tributaria di Roma hanno fra l’altro sequestrato per le ipotesi di bancarotta le quote della stessa Centralpol e della società che le è succeduta sul piano imprenditoriale, la Sevitalia Sicurezza S.r.l., in modo da impedire il protrarsi degli illeciti contestati e della spoliazione patrimoniale della prima. «Lo schema fraudolento utilizzato dai fratelli Gelfusa – spiegano le Fiamme gialle – è consistito nel formale affidamento della rappresentanza della Centralpol a terzi compiacenti, nell’accumulo di un ingente debito nei confronti dell’erario (in tal modo condannando l’impresa al fallimento), nella mancata ricostituzione del patrimonio sociale (colpito dalle confische per i precedenti fatti) e nel parallelo scorporo del ramo d’azienda operativo dalla società, divenuta ormai una bad company, in favore della Sevitalia Sicurezza (la good company).

Abbigliamento e arredo

La Sevitalia Sicurezza, sempre riconducibile ai Gelfusa, ha proseguito la conduzione dei servizi appaltati da importanti società ed enti pubblici presenti nella capitale, avvalendosi di oltre 400 lavoratori. Gli investigatori hanno rilevato moltissime «fattispecie di bancarotta fraudolenta». Gli indagati avrebbero «distolto risorse della Centralpol a loro vantaggio, sotto forma di prelevamenti di denaro e di spese personali (tra cui costosi capi di abbigliamento, elementi di arredo ed elettrodomestici)»; avrebbero anche «tenuto la contabilità dell’impresa in modo tale da ostacolare la ricostruzione del patrimonio e del movimento degli affari», e «pattuito con la Sevitalia Sicurezza , per l’affitto del ramo d’azienda, un canone di 480 mila euro annui più Iva assolutamente insufficiente a ripianare la milionaria esposizione verso il fisco (se non nell’arco di oltre 18 anni)». Nominata un’amministrazione giudiziaria ad hoc per consentire la prosecuzione dell’attività.

11/11/2017 Fonte: http://roma.corriere.it/notizie/cronaca/17_novembre_11/bancarotta-gdf-roma-sequestra-75-milioni-societa-vigilanza-privata-0569881c-c6bf-11e7-99d7-14600f2d5761.shtml?refresh_ce-cp

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Spari in tribunale a Milano, assolta guardia giurata

Spari in tribunale a Milano, assolta guardia giurata

Era in servizio all’ingresso del Palazzo di Giustizia da cui entrò con una pistola nascosta, Claudio Giardiello che, con quell’arma, uccise 3 persone e ne ferì altre

Milano, 12 maggio 2017 – Il Tribunale di Brescia ha assolto Roberto Piazza, la guardia giurata che, il 9 aprile del 2015, era in servizio all’ingresso del Palazzo di Giustizia di Milano da cui entrò con una pistola nascosta, Claudio Giardiello che, con quell’arma, uccise 3 personee ne ferì altre. Il pm Isabella Samek Lodovici aveva chiesto per lui 3 anni con l’accusa di omicidio plurimo colposo e lesioni colpose.

Sotto i colpi di Giardiello, caddero Giorgio Erba, imputato con lui in un processo per bancarotta, l’avvocato Lorenzo Claris Appiani e il magistrato Fernando Ciampi. Non è quindi stata accolta la tesi della Procura secondo cui sarebbero state la “grave e prolungata disattenzione” e la “trascuratezza nel proprio lavoro” della guardia giurata a consentire a Claudio Giardiello di entrare in Tribunale e compiere la strage.

12/05/2017 Fonte:

http://www.ilgiorno.it/milano/cronaca/spari-tribunale-1.3107711
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A Castellammare assalto a portavalori

A Castellammare assalto a portavalori

Assalto ad un portavalori diretto ad un istituto di credito a Castellammare di Stabia, nel Napoletano. Ferite due guardie giurate. Il fatto è avvenuto nei pressi dell’ingresso dell’ospedale “San Leonardo”. In azione sono entrati tre rapinatori che erano a bordo di una auto. I malviventi hanno esploso numerosi colpi d’arma da fuoco. Due guardie giurate sono state ferite in maniera non grave. Portati via tre plichi. Sul posto sono giunte le forze dell’ordine.

12/05/2017 Fonte: http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/cronaca/17_maggio_12/a-castellammare-assalto-portavalori-spari-la-folla-feriti-due-vigilantes-0851dde2-36e4-11e7-a413-53f833f842ef.shtml?refresh_ce-cp

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Cassazione, il datore di lavoro non può controllare i dipendenti con il Gps

Cassazione, il datore di lavoro non può controllare i dipendenti con il Gps

di GIOVANNA TAORMINA

Il datore di lavoro non può utilizzare il Gpsper controllare quello che fanno i dipendenti e se rispettano i compiti loro assegnati perché si tratta di un sistema di «controllo generalizzato che viene predisposto prima ancora dell’emergere di qualsiasi sospetto», dunque il datore non se ne può servire nemmeno nell’ambito dei cosiddetti «controlli difensivi» per verificare la violazione degli obblighi contrattuali. Lo sottolinea la Cassazione.Con la sentenza 19922 depositata dalla Sezione lavoro, la Suprema Corte ha infatti respinto il ricorso della “Fidelitas spa“, grande agenzia di sorveglianza privata, contro la decisione con la quale la Corte di appello di Venezia nell’aprile 2015 aveva confermato la illegittimità dellicenziamento di un vigilantes in attività a Rovigo che, in base alle rilevazioni del sistema Gps montato sul veicolo utilizzato per la “ronda” notturna, era risultato non aver effettuato tutte le ispezioni che aveva registrato nel rapporto di servizio.

Cassazione, bocciata la tesi della Fidelitas

In Cassazione i legali della “Fidelitas” hanno sostenuto che «sussistevano tutti gli elementi per ritenere il controllo attraverso il sistema satellitare Gps un controllo difensivo e cioè diretto ad accertare l’illiceità della condotta del lavoratore, la verifica del comportamenti “ex post”, a seguito di fondati sospetti, e la funzionalizzazione del controllo alla tutela di beni estranei al rapporto di lavoro come il patrimonio e l’immagine dell’azienda, ciò valeva anche per il sistema “patrol manager” che sostituiva il tradizionale bigliettino e serviva a verificare il corretto adempimento delle obbligazioni assunte dalla Fidelitas nei confronti dei clienti». La Suprema Corte – relatore Giuseppe Bronzini – ha respinto questa tesi «per tre concomitanti ragioni che esclusono che si possano ritenere legittimi i controlli effettuati». In primo luogo, gli ermellini rilevano che «il sistema di controllo attraverso gps installato sulle vetture in uso ai dipendenti è stato predisposto “ex ante” e in via generale ben prima che si potessero avere sospetti su una eventuale violazione da parte del lavoratore».

«È un sistema di controllo»

Il verdetto sottolinea che quello in questione è «un meccanismo generalizzato di controllo che unitamente al sistema “patrol manager” era in uso nell’azienda indipendentemente da sospetti o reclami dei clienti». I sindacati, ricorda la sentenza, avevano autorizzato questo sistema in accordo con la questura di Rovigo che lo aveva richiesto anche a tutela della incolumità dei vigilantes, «ma si era escluso che il sistema potesse essere utilizzato per controllare la loro attività lavorativa». In secondo luogo, i supremi giudici affermano che «se per l’esigenza di evitare attività illecite o per motivi organizzativi o produttivi, il datore può installare impianti o apparecchi di controllo che rilevino anche dati relativi alla attività lavorativa dei dipendenti», tali dati però, in applicazione delle garanzie previste dallo Statuto dei lavoratori, «non possono essere utilizzati per provare l’inadempimento contrattuale dei lavoratori medesimi».

05/10/2016 Fonte: http://www.secoloditalia.it/2016/10/cassazione-vietato-controllare-i-dipendenti-gps/

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Strage in tribunale, Giardiello ritratta: “Ho mentito la pistola, non l’ho lasciata 3 mesi prima”

Strage in tribunale, Giardiello ritratta: “Ho mentito la pistola, non l’ho lasciata 3 mesi prima”

“L’ho detto per scagionare la guardia giurata che avevo visto molto provato”. La nuova versione dell’uomo già condannato all’ergastolo, nel procedimento che vede coinvolti altri due vigilantes

“Ho mentito in aula quando ho detto di aver portato in tribunale tre mesi prima la pistola usata per uccidere”. Claudio Giardiello, l’autore della strage in tribunale a Milano del 9 aprile 2015, quando sparò e uccise tre persone, cambia la sua versione dei fatti. E ritira quanto dichiarato in aula il giorno della condanna in primo grado all’ergastolo, sorprendendo anche il suo avvocato. Nell’interrogatorio davanti al sostituto procuratore di Brescia Isabella Samek Lodovici,che lo ha ascoltato nell’ambito del procedimento aperto per omicidio colposo che vede due guardie giurate indagate, Giardiello ha spiegato di aver mentito perché arrabbiato con il suo legale, l’avvocato Andrea Dondè al quale in agosto ha poi revocato l’incarico, e per salvare Roberto Giuseppe Piazza, la guardia che non avrebbe visto l’arma il giorno del triplice delitto.
“Ho mentito in aula quando ho detto di aver portato in tribunale tre mesi prima la pistola usata per uccidere”. Claudio Giardiello, l’autore della strage in tribunale a Milano del 9 aprile 2015, quando sparò e uccise tre persone, cambia la sua versione dei fatti. E ritira quanto dichiarato in aula il giorno della condanna in primo grado all’ergastolo, sorprendendo anche il suo avvocato. Nell’interrogatorio davanti al sostituto procuratore di Brescia Isabella Samek Lodovici,che lo ha ascoltato nell’ambito del procedimento aperto per omicidio colposo che vede due guardie giurate indagate, Giardiello ha spiegato di aver mentito perché arrabbiato con il suo legale, l’avvocato Andrea Dondè al quale in agosto ha poi revocato l’incarico, e per salvare Roberto Giuseppe Piazza, la guardia che non avrebbe visto l’arma il giorno del triplice delitto.

Giardiello ha spiegato in Procura a Brescia di aver incontrato alcuni giorni prima Piazza e la moglie e di averli trovati molto tristi. Per questo avrebbe voluto spostare l’attenzione su un altro periodo. Sulla versione fornita il 14 luglio il gip di Brescia nelle motivazioni della sentenza scrive che “le dichiarazioni rese esibiscono profili di evidente vaghezza laddove l’imputato non precisa quando siano stati introdotti pistola e caricatori, non chiarisce come li abbia introdotti e non specifica dove abbia nascosto simile materiale all’interno del palazzo di giustizia”.

“La linea del mio assistito non è più quella tenuta nel corso dell’udienza in cui è stato condannato. Ha fatto dei passi indietro rispetto a quelle dichiarazioni”, ha spiegato l’avvocato Colosio. Giardiello è stato ascoltato nell’ambito di un procedimento connesso al principale, vale a dire il secondo fascicolo aperto dalla Procura di Brescia, che ha competenza in quanto tra le vittime c’è un giudice del tribunale di Milano. L’indagine è aperta per omicidio colposo e lesioni colpose e risultano iscritte nel registro degli indagati due guardie giurate in turno la mattina del 9 aprile, alle quali si aggiunge una prima già coinvolta, Roberto Giuseppe Piazza, rinviato a giudizio nell’ambito del primo troncone di inchiesta.

“Siamo davanti ad un uomo molto confuso, ma tanti aspetti vanno chiariti e vogliamo avere tra le mani tutti gli atti processuali” ha spiegato, parlando del suo assistito, l’avvocato Colosio che ha poi aggiunto: “La strada che vorremmo percorrere è quella di chiedere una nuova perizia psichiatrica sull’imputato che aveva già manifestato in passato segnali di forte depressione”. La prima perizia psichiatrica disposta dai giudici bresciani aveva stabilito che era capace di intendere e volere e che non soffriva di alcun disturbo paranoide.

17/09/2016 Fonte: http://milano.repubblica.it/cronaca/2016/09/16/news/strage_in_tribunale-147893326/

Rinnovo CCNL: a breve la presentazione della Piattaforma

Rinnovo CCNL: a breve la presentazione della Piattaforma

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Il 29 settembre a Roma l’incontro delle Parti Sociali

E’ stato fissato per il 29 settembreprossimo a Romal’incontro tra Associazioni di categoria e OO.SS. del settore della vigilanza privata, con partecipazione della delegazione plenaria, per la presentazione della Piattaforma per il rinnovo del CCNL vigilanza privata e servizi fiduciari.

Per Luigi Gabriele, Presidente di FederSicurezza, “la piattaforma ricevuta dalle OO.SS. contiene, come già abbiamo riconosciuto, spunti interessanti sotto il profilo dell’auspicato ammodernamento delle regole di settore. D’altra parte, tuttavia, non può non costituire motivo di “preoccupazione” la richiesta di aggiornamento dei parametri retributivi: un’istanza che, seppur prevedibile, non sembra tenere realisticamente conto del tangibile stato di “salute” settore.

La Commissione Sindacale di UNIV, anche sulla scorta dei deliberati assembleari, ha come noto già predisposto un’elaborata ipotesi di lavoro, che sarà presto oggetto di confronto, oltre che di auspicabile condivisione, anche con le altre Associazioni datoriali”.

Come di consueto, FederSicurezza vi terrà prontamente aggiornati sulla progressione dei lavori.

A.G.

07/09/2016 Fonte: http://www.federsicurezza.it/news.aspx?newId=107

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