Guardie giurate “virtuali”, truffa reale

Guardie giurate “virtuali”, truffa reale

Vittime circa 140 giovani illusi da una facile assunzione dietro compenso

Giuseppe Palomba

Se non fosse che le vittime (circa 140 giovani) pensavano di aver trovato il tanto atteso lavoro, sembrerebbe la trama di una commedia all’italiana.
La truffa aggravata messa in atto dall’ imprenditore Domenico Bernava, 31 anni, è infatti ingegnosa anche se la facilità nell’esecuzione la si deve sicuramente alla disperazione che, oggi, affligge i più perché ancora, magari in età anche avanzata, si ritrovano senza una occupazione stabile.
L’uomo, come reso noto dagli investigatori, in cambio di 75 euro, prometteva l’assunzione immediata in una presunta società di vigilanza privata, garantendo – sempre però a parole – uno stipendio mensile di 1.300 euro. Promesse che, ovviamente, non sono mai state mantenute. Una delusione, quindi, per i tanti truffati, ma anche un dramma per uno di loro: assunto da tempo in una società edile con un compenso di 600 euro al mese, l’uomo – come confermato dalle stesse forze dell’ordine – si è licenziato convinto di aver trovato una occupazione migliore al doppio dello stipendio.
Tutta la vicenda, che ha portato all’arresto dell’imprenditore – titolare della società “Planet Security” con sede a Montorio Romano – è stata scoperta dagli agenti della Mobile che a Bernava hanno anche contestato la detenzione e il porto illegale di armi ed oggetti atti ad offendere. Nel particolare gli uomini del vicequestore Marco Giambra al termine della perquisizione veicolare e domiciliare hanno recuperato 125 euro, 3 assegni per un importo complessivo di 2.000 euro, diversi titoli e documenti bancari, numerose fotocopie di documenti di identità, 123 fotografie formato tessera, 29 tesserini di riconoscimento intestati alla “Planet Security”, documentazione varia, due coltelli a serramanico, due pugnali ed un bastone in legno artigianale.
La sede operativa la “Planet Security”, ufficialmente perché ancora alla ricerca di locali dove allestire gli uffici, l’aveva fatta sotto alcuni gazebo nel belvedere di Cristo Re. Qui le aspiranti guardie giurate consegnavano denaro e fotocopie dei documenti necessari per l’assunzione a due solerti segretarie (si scoprirà poi anche loro vittime dell’imprenditore) che ricevevano il tutto e poi, dopo qualche giorno, provvedevano al rilascio dei tesserini identificativi.
Ma l’ “ingegno” di Bernava si è spinto oltre. L’uomo avrebbe inviato, con la loro macchina, alcune aspiranti guardie che insistentemente chiedevano di poter cominciare a lavorare, davanti a ville e locali della zona tirrenica, dicendo loro di fare la guardia all’immobile. Immobile i cui proprietari erano ovviamente ignari di ciò che stava aaccadendo. Il trentunenne aveva però pensato a tutto. Ad ognuna delle guardie, consegnato luna sorta di foglio di servizio con orari e riferimenti di luogo, aveva detto che qualsiasi cosa fosse accaduta dovevano chiamarlo subito. Così è stato. Quando la vigilanza (quella reale) di un complesso residenziale a Portorosa si è avvicinato alla vigilanza “virtuale” intimando di allontanarsi, l’uomo ha detto telefonicamente ai suoi “dipendenti” di non preoccuparsi e di smontare prima dal turno di servizio.

25/02/2010 Fonte: http://www.gazzettadelsud.it/NotiziaGiorna…984&Edizione=13

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