La vigilanza italiana tra la nuova normativa ed i rinnovi contrattuali: quali saranno i nuovi assetti del settore?

La vigilanza italiana tra la nuova normativa ed i rinnovi contrattuali: quali saranno i nuovi assetti del settore?

Al talk-show sulla Vigilanza Italiana, tenutosi il 18 novembre a Fiera Sicurezza sul set televisivo di Securindex, organizzato da Vigilanza e Dintorni, hanno partecipato il Vice Prefetto Laura Cassio, Dirigente del settore Polizia Amministrativa del Ministero dell’Interno, ed i presidenti delle associazioni di categoria: Matteo Balestrero per ASSIV, Andrea Menegazzi per ANIVP, Claudio Moro per ASSVIGILANZA, Pier Giulio Petrone per UNIV e Antonio Staino per ASSOVALORI.

La dottoressa Cassio ha espresso la soddisfazione per il lavoro compiuto dalla Commissione voluta dal Ministero dell’Interno per realizzare i Decreti attuativi della riforma avviata dal DPR 253 del 2008; commissione che ha coinvolto i partecipanti al talk show, assieme agli altri protagonisti del settore, dai sindacati delle guardie giurate ai rappresentati dell’utenza. Ha sottolineato che il testo che verrà licenziato a giorni dal Consiglio di Stato punta alla nascita dell’impresa di sicurezza, che interpreta la collaborazione tra pubblico e privato fortemente sostenuta dal ministero, che vuole superare il ruolo tradizionale di “controllore” assumendo anche quello inedito di “propulsore” del cambiamento.

Matteo Balestrero si è dichiarato ottimista sulle prospettive del settore, pur sottolineando le criticità derivanti dalla diminuzione di stanziamenti pubblici per la sicurezza e le difficoltà generali che sta attraversando il nostro Paese. Balestrero si chiede come poter concretizzare le potenzialità del nuovo scenario, passando obbligatoriamente attraverso la qualificazione degli operatori, anche attraverso l’intervento del ministero per sanzionare i comportamenti più dolosi. Sostiene quindi la necessità di poter comunicare in maniera moderna, efficace e puntuale per fare capire anche all’utenza l’importanza di fare seriamente questo mestiere: il caso di Intesa San Paolo è il sintomo più evidente di come, anche i clienti più importanti, siano disinformati dei gravissimi rischi che corrono puntando esclusivamente sul minor prezzo.

Andrea Menegazzi coglie un segnale positivo dalla collaborazione tra le associazioni, che possono aiutare gli istituti di vigilanza in questa delicatissima fase di transito verso l’essere imprese di sicurezza. L’appartenenza all’Unione Europea potrà dare reali opportunità di crescita, seguendo l’esempio dell’integrazione tra i servizi armati e quelli disarmati già consolidata all’estero, definendo però in modo chiaro e definitivo quali sono le rispettive aree di competenza esclusiva. Sarà indispensabile combattere l’abusivismo ed i fenomeni di degenerazione che derivano anche dalla presenza dei cosiddetti network.

Claudio Moro vede invece segnali preoccupanti dallo scardinamento del modo di pensare il settore a seguito della sentenza della Corte Europea del 2007 e fa alcuni esempi: la crescita in pochi anni da 7 a 65 soggetti autorizzati ad operare a Milano; l’azione devastante delle società di intermediazione; la concorrenza selvaggia alla quale è stato lasciato il settore, che impedisce di recuperare perfino la mera retribuzione del personale impiegato. Per Moro, la libera concorrenza in questo settore è un pensiero distorto che rovina anche i lavoratori. E’ pertanto indispensabile un provvedimento che salvaguardi i costi ineludibili, derivanti dall’applicazione delle normative obbligatorie per la vigilanza.

Pier Giulio Petrone ha affermato che in questo momento, tutt’altro che facile, ci sono almeno due aspetti positivi: il dialogo tra le associazioni ed il dialogo tra queste e le controparti istituzionali, in particolare il ministero dell’Interno e la Banca d’Italia che per la prima volta sta dimostrando disponibilità a confrontarsi con i trasportatori di valori. Petrone esprime tuttavia la preoccupazione che la normativa della vigilanza, vista come un nuovo vestito, venga indossato nel modo giusto da parte di tutti gli operatori, per evitare che aumentino i fenomeni degenerativi. L’utenza dev’ essere indirizzata ad avvalersi dei soggetti autorizzati che rispettano le regole, per evitare che il mercato venga distorto in modo pericoloso.

Infine, Antonio Staino ha denunciato gli effetti pesantemente negativi per il trasporto valori della seconda fase del piano Draghi, che prevede la chiusura di altre 25 filiali provinciali, con tutti i problemi di costi e di rischi che ne deriveranno e che l’utenza bancaria ha finora dimostrato di non essere disposta a riconoscere. Staino ha anche richiamato gli aspetti di ordine pubblico derivanti dalla circolazione di importi ingentissimi su tratte anche di oltre 200 km per effetto della chiusura delle filiali di Bankitalia; a tal proposito la dottoressa Cassio ha annunciato l’esistenza di un progetto di geolocalizzazione dei valori proprio allo scopo di garantire la sicurezza dei trasporti extra-urbani.

Alla domanda sulla situazione contrattuale, tutti i partecipanti hanno risposto in modo netto e concorde: l’attuale situazione di mercato non consente alcun tipo di rinnovo a livello nazionale, se non per recuperare quella flessibilità indispensabile per rispondere alla richieste dell’utenza, salvaguardando in tal modo i livelli occupazionali. Tutto l’impianto contrattuale a due livelli dovrà venire adeguato allo scenario attuale, completamente diverso da quello in cui venne impostato negli anni ’70.

Per concludere, tutti i partecipanti hanno espresso apprezzamento e gratitudine per l’impegno e l’attenzione dedicati alla vigilanza dal ministero dell’Interno, qui rappresentato dal dirigente della Polizia amministrativa dottoressa Laura Cassio che l’ha voluto partecipare a tutti i componenti dell’Ufficio, che si stanno prodigando per la definizione dei decreti attuativi della riforma di un settore così importante per il Paese, come quello della vigilanza privata.

01/12/2010 Fonte: www.securindex.com/notizie/attualit…el_settore-3986


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