Strage in tribunale, Giardiello ritratta: “Ho mentito la pistola, non l’ho lasciata 3 mesi prima”

Strage in tribunale, Giardiello ritratta: “Ho mentito la pistola, non l’ho lasciata 3 mesi prima”

“L’ho detto per scagionare la guardia giurata che avevo visto molto provato”. La nuova versione dell’uomo già condannato all’ergastolo, nel procedimento che vede coinvolti altri due vigilantes

“Ho mentito in aula quando ho detto di aver portato in tribunale tre mesi prima la pistola usata per uccidere”. Claudio Giardiello, l’autore della strage in tribunale a Milano del 9 aprile 2015, quando sparò e uccise tre persone, cambia la sua versione dei fatti. E ritira quanto dichiarato in aula il giorno della condanna in primo grado all’ergastolo, sorprendendo anche il suo avvocato. Nell’interrogatorio davanti al sostituto procuratore di Brescia Isabella Samek Lodovici,che lo ha ascoltato nell’ambito del procedimento aperto per omicidio colposo che vede due guardie giurate indagate, Giardiello ha spiegato di aver mentito perché arrabbiato con il suo legale, l’avvocato Andrea Dondè al quale in agosto ha poi revocato l’incarico, e per salvare Roberto Giuseppe Piazza, la guardia che non avrebbe visto l’arma il giorno del triplice delitto.
“Ho mentito in aula quando ho detto di aver portato in tribunale tre mesi prima la pistola usata per uccidere”. Claudio Giardiello, l’autore della strage in tribunale a Milano del 9 aprile 2015, quando sparò e uccise tre persone, cambia la sua versione dei fatti. E ritira quanto dichiarato in aula il giorno della condanna in primo grado all’ergastolo, sorprendendo anche il suo avvocato. Nell’interrogatorio davanti al sostituto procuratore di Brescia Isabella Samek Lodovici,che lo ha ascoltato nell’ambito del procedimento aperto per omicidio colposo che vede due guardie giurate indagate, Giardiello ha spiegato di aver mentito perché arrabbiato con il suo legale, l’avvocato Andrea Dondè al quale in agosto ha poi revocato l’incarico, e per salvare Roberto Giuseppe Piazza, la guardia che non avrebbe visto l’arma il giorno del triplice delitto.

Giardiello ha spiegato in Procura a Brescia di aver incontrato alcuni giorni prima Piazza e la moglie e di averli trovati molto tristi. Per questo avrebbe voluto spostare l’attenzione su un altro periodo. Sulla versione fornita il 14 luglio il gip di Brescia nelle motivazioni della sentenza scrive che “le dichiarazioni rese esibiscono profili di evidente vaghezza laddove l’imputato non precisa quando siano stati introdotti pistola e caricatori, non chiarisce come li abbia introdotti e non specifica dove abbia nascosto simile materiale all’interno del palazzo di giustizia”.

“La linea del mio assistito non è più quella tenuta nel corso dell’udienza in cui è stato condannato. Ha fatto dei passi indietro rispetto a quelle dichiarazioni”, ha spiegato l’avvocato Colosio. Giardiello è stato ascoltato nell’ambito di un procedimento connesso al principale, vale a dire il secondo fascicolo aperto dalla Procura di Brescia, che ha competenza in quanto tra le vittime c’è un giudice del tribunale di Milano. L’indagine è aperta per omicidio colposo e lesioni colpose e risultano iscritte nel registro degli indagati due guardie giurate in turno la mattina del 9 aprile, alle quali si aggiunge una prima già coinvolta, Roberto Giuseppe Piazza, rinviato a giudizio nell’ambito del primo troncone di inchiesta.

“Siamo davanti ad un uomo molto confuso, ma tanti aspetti vanno chiariti e vogliamo avere tra le mani tutti gli atti processuali” ha spiegato, parlando del suo assistito, l’avvocato Colosio che ha poi aggiunto: “La strada che vorremmo percorrere è quella di chiedere una nuova perizia psichiatrica sull’imputato che aveva già manifestato in passato segnali di forte depressione”. La prima perizia psichiatrica disposta dai giudici bresciani aveva stabilito che era capace di intendere e volere e che non soffriva di alcun disturbo paranoide.

17/09/2016 Fonte: http://milano.repubblica.it/cronaca/2016/09/16/news/strage_in_tribunale-147893326/

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