Cassazione, il datore di lavoro non può controllare i dipendenti con il Gps

Cassazione, il datore di lavoro non può controllare i dipendenti con il Gps

di GIOVANNA TAORMINA

Il datore di lavoro non può utilizzare il Gpsper controllare quello che fanno i dipendenti e se rispettano i compiti loro assegnati perché si tratta di un sistema di «controllo generalizzato che viene predisposto prima ancora dell’emergere di qualsiasi sospetto», dunque il datore non se ne può servire nemmeno nell’ambito dei cosiddetti «controlli difensivi» per verificare la violazione degli obblighi contrattuali. Lo sottolinea la Cassazione.Con la sentenza 19922 depositata dalla Sezione lavoro, la Suprema Corte ha infatti respinto il ricorso della “Fidelitas spa“, grande agenzia di sorveglianza privata, contro la decisione con la quale la Corte di appello di Venezia nell’aprile 2015 aveva confermato la illegittimità dellicenziamento di un vigilantes in attività a Rovigo che, in base alle rilevazioni del sistema Gps montato sul veicolo utilizzato per la “ronda” notturna, era risultato non aver effettuato tutte le ispezioni che aveva registrato nel rapporto di servizio.

Cassazione, bocciata la tesi della Fidelitas

In Cassazione i legali della “Fidelitas” hanno sostenuto che «sussistevano tutti gli elementi per ritenere il controllo attraverso il sistema satellitare Gps un controllo difensivo e cioè diretto ad accertare l’illiceità della condotta del lavoratore, la verifica del comportamenti “ex post”, a seguito di fondati sospetti, e la funzionalizzazione del controllo alla tutela di beni estranei al rapporto di lavoro come il patrimonio e l’immagine dell’azienda, ciò valeva anche per il sistema “patrol manager” che sostituiva il tradizionale bigliettino e serviva a verificare il corretto adempimento delle obbligazioni assunte dalla Fidelitas nei confronti dei clienti». La Suprema Corte – relatore Giuseppe Bronzini – ha respinto questa tesi «per tre concomitanti ragioni che esclusono che si possano ritenere legittimi i controlli effettuati». In primo luogo, gli ermellini rilevano che «il sistema di controllo attraverso gps installato sulle vetture in uso ai dipendenti è stato predisposto “ex ante” e in via generale ben prima che si potessero avere sospetti su una eventuale violazione da parte del lavoratore».

«È un sistema di controllo»

Il verdetto sottolinea che quello in questione è «un meccanismo generalizzato di controllo che unitamente al sistema “patrol manager” era in uso nell’azienda indipendentemente da sospetti o reclami dei clienti». I sindacati, ricorda la sentenza, avevano autorizzato questo sistema in accordo con la questura di Rovigo che lo aveva richiesto anche a tutela della incolumità dei vigilantes, «ma si era escluso che il sistema potesse essere utilizzato per controllare la loro attività lavorativa». In secondo luogo, i supremi giudici affermano che «se per l’esigenza di evitare attività illecite o per motivi organizzativi o produttivi, il datore può installare impianti o apparecchi di controllo che rilevino anche dati relativi alla attività lavorativa dei dipendenti», tali dati però, in applicazione delle garanzie previste dallo Statuto dei lavoratori, «non possono essere utilizzati per provare l’inadempimento contrattuale dei lavoratori medesimi».

05/10/2016 Fonte: http://www.secoloditalia.it/2016/10/cassazione-vietato-controllare-i-dipendenti-gps/

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Strage in tribunale, Giardiello ritratta: “Ho mentito la pistola, non l’ho lasciata 3 mesi prima”

Strage in tribunale, Giardiello ritratta: “Ho mentito la pistola, non l’ho lasciata 3 mesi prima”

“L’ho detto per scagionare la guardia giurata che avevo visto molto provato”. La nuova versione dell’uomo già condannato all’ergastolo, nel procedimento che vede coinvolti altri due vigilantes

“Ho mentito in aula quando ho detto di aver portato in tribunale tre mesi prima la pistola usata per uccidere”. Claudio Giardiello, l’autore della strage in tribunale a Milano del 9 aprile 2015, quando sparò e uccise tre persone, cambia la sua versione dei fatti. E ritira quanto dichiarato in aula il giorno della condanna in primo grado all’ergastolo, sorprendendo anche il suo avvocato. Nell’interrogatorio davanti al sostituto procuratore di Brescia Isabella Samek Lodovici,che lo ha ascoltato nell’ambito del procedimento aperto per omicidio colposo che vede due guardie giurate indagate, Giardiello ha spiegato di aver mentito perché arrabbiato con il suo legale, l’avvocato Andrea Dondè al quale in agosto ha poi revocato l’incarico, e per salvare Roberto Giuseppe Piazza, la guardia che non avrebbe visto l’arma il giorno del triplice delitto.
“Ho mentito in aula quando ho detto di aver portato in tribunale tre mesi prima la pistola usata per uccidere”. Claudio Giardiello, l’autore della strage in tribunale a Milano del 9 aprile 2015, quando sparò e uccise tre persone, cambia la sua versione dei fatti. E ritira quanto dichiarato in aula il giorno della condanna in primo grado all’ergastolo, sorprendendo anche il suo avvocato. Nell’interrogatorio davanti al sostituto procuratore di Brescia Isabella Samek Lodovici,che lo ha ascoltato nell’ambito del procedimento aperto per omicidio colposo che vede due guardie giurate indagate, Giardiello ha spiegato di aver mentito perché arrabbiato con il suo legale, l’avvocato Andrea Dondè al quale in agosto ha poi revocato l’incarico, e per salvare Roberto Giuseppe Piazza, la guardia che non avrebbe visto l’arma il giorno del triplice delitto.

Giardiello ha spiegato in Procura a Brescia di aver incontrato alcuni giorni prima Piazza e la moglie e di averli trovati molto tristi. Per questo avrebbe voluto spostare l’attenzione su un altro periodo. Sulla versione fornita il 14 luglio il gip di Brescia nelle motivazioni della sentenza scrive che “le dichiarazioni rese esibiscono profili di evidente vaghezza laddove l’imputato non precisa quando siano stati introdotti pistola e caricatori, non chiarisce come li abbia introdotti e non specifica dove abbia nascosto simile materiale all’interno del palazzo di giustizia”.

“La linea del mio assistito non è più quella tenuta nel corso dell’udienza in cui è stato condannato. Ha fatto dei passi indietro rispetto a quelle dichiarazioni”, ha spiegato l’avvocato Colosio. Giardiello è stato ascoltato nell’ambito di un procedimento connesso al principale, vale a dire il secondo fascicolo aperto dalla Procura di Brescia, che ha competenza in quanto tra le vittime c’è un giudice del tribunale di Milano. L’indagine è aperta per omicidio colposo e lesioni colpose e risultano iscritte nel registro degli indagati due guardie giurate in turno la mattina del 9 aprile, alle quali si aggiunge una prima già coinvolta, Roberto Giuseppe Piazza, rinviato a giudizio nell’ambito del primo troncone di inchiesta.

“Siamo davanti ad un uomo molto confuso, ma tanti aspetti vanno chiariti e vogliamo avere tra le mani tutti gli atti processuali” ha spiegato, parlando del suo assistito, l’avvocato Colosio che ha poi aggiunto: “La strada che vorremmo percorrere è quella di chiedere una nuova perizia psichiatrica sull’imputato che aveva già manifestato in passato segnali di forte depressione”. La prima perizia psichiatrica disposta dai giudici bresciani aveva stabilito che era capace di intendere e volere e che non soffriva di alcun disturbo paranoide.

17/09/2016 Fonte: http://milano.repubblica.it/cronaca/2016/09/16/news/strage_in_tribunale-147893326/

Treviglio: guardie armate in stazione Dovrebbero arrivare anche a Bergamo

Treviglio: guardie armate in stazione
Dovrebbero arrivare anche a Bergamo

Il via alla stazione ferroviaria di Treviglio, ma entro fine mese il servizio dovrebbe essere esteso anche alla stazione di Bergamo: parliamo del servizio di guardie giurate armate chiamate a garantire la sicurezza dei viaggiatori.

Già stamattina. lunedì 5 settembre, a Treviglio hanno operato due uomini del Sicuritalia Group, presenza voluta dalla Regione Lombardia. Un servizio che, soltanto per il centro della Bassa, costerà 100 mila euro. E a Treviglio era presente all’assessore regionale Alessandro Sorte che ha sottolineato come «dopo un periodo di prova a Treviglio inizia un percorso per garantire la sicurezza che lo Stato purtroppo non è stato in grado di offrirci. La sicurezza è una delle priorità del nostro mandato». Le due guardie giurate lavorano su un turno di 8 ore, per garantire il controllo in modo imprevedibile ma costante.

«Abbiamo stanziato – sono sempre parole di Sorte – tre milioni di euro per questo servizio nell’ultimo bilancio, stiamo realizzando una mappatura delle principali criticità e posso dire che a fine mese dovremmo avviare il servizio anche a Bergamo».

05/09/2016 Fonte: http://www.ecodibergamo.it/stories/bassa-bergamasca/treviglio-guardie-armate-in-stazione-dovrebbero-arrivare-anche-a-bergamo_1200128_11/

Paziente non vuole essere dimesso, due guardie giurate si feriscono per trascinarlo fuori

Paziente non vuole essere dimesso, due guardie giurate si feriscono per trascinarlo fuori
lunedì 5 settembre 2016
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Il caso è accaduto nel pomeriggio all’ospedale “Vito Fazzi” di Lecce. Protagonista un extracomunitario ricoverato nel reparto di psichiatria.

Era convinto che volessero sottrargli il permesso di soggiorno, per questo un extracomunitario ricoverato in Psichiatria presso il “Vito Fazzi” ha opposto resistenza, decidendo di non uscire dal reparto.

L’episodio è accaduto nel pomeriggio: a intervenire due guardie giurate della Securpol e il poliziotto presente al posto fisso che hanno cercato in tutti i modi di convincere il 30enne a uscire dall’ospedale.

Visto il netto rifiuto hanno deciso di trascinarlo fuori: una delle guardie ha sbattuto un ginocchio contro una scrivania, mentre l’altra è stata colpita in faccia dall’uomo ormai fuori di sé.

Con gran fatica il 30enne è stato portato fuori dal nosocomio, ma nonostante questo, ha continuato ad inveire cercando di rientrare. A quel punto sono intervenuti i poliziotti che lo hanno arrestato portandolo via.

Le due guardie giurate, che già non percepiscono quattro mensilità, hanno avuto rispettivamente una prognosi di 5 e di 7 giorni.

Fonte: http://m.leccesette.it/dettaglio.asp?id_dett=38575&id_rub=58

Oro sparito, Securpol chiede 500 mila euro all’altro vigilante

Oro sparito, Securpol chiede 500 mila euro all’altro vigilante

Oro sparito dal furgone blindato Securpol, l’azienda chiede 500 mila euro di danni all’altro vigilante, A.N., collega di Antonio Di Stazio, arrestato per furto aggravato. A.N. è stato licenziato per il comportamento ritenuto negligente, che avrebbe favorito il clamoroso colpo. Bloccati tfr e stipendi proprio a garanzia del risarcimento che la ditta della vigilanza privata persegue, in base ai 4 milioni di valore del metallo portato via l’11 luglio. A.N., secondo il suo avvocato Anna Miele, “è disperato” perché senza lavoro e in condizioni precarie. Braccio di ferro legale. Le mancanze attribuite alla guardia giurata sono una sosta al bar con Di Stazio durante il tragitto (ma il furgone in quel momento era vuoto) e non aver comunicato che il mezzo era sopra il valore consentito e serviva altra scorta (ma A.N. sostiene di essere stato ingannato dall’altro sull’entità del metallo). Intanto permane il silenzio di Di Stazio, in carcere ad Arezzo, che va verso il processo
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29/08/2016 Fonte: http://corrierediarezzo.corr.it/news/cronaca/231044/oro-sparito-securpol-chiede-500-mila-euro-all-altro-vigilante.html

L’autore della tentata rapina alla guardia giurata a Punta Marina si è costituito

L’autore della tentata rapina alla guardia giurata a Punta Marina si è costituito.

L’uomo, ormai braccato, ha deciso di presentarsi con il suo avvocato dai Carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile. 50.000 euro l’ammontare del mancato bottino

I carabinieri della Compagnia di Ravenna hanno individuato e denunciato l’autore della tentata rapina avvenuta nella mattinata di ieri a Punta Marina: si tratta di un uomo di 40 anni circa, italiano.

Gli accertamenti dei militari, interessati alle indagini così come i colleghi della Polizia di Stato, hanno da subito avuto una direzione chiara: una soggetto in particolare, originario del sud Italia, sembrava corrispondere alle descrizioni e a quanto visionato dai filmati di sorveglianza dell’istituto di credito.

Il rapinatore si era avventato contro una guardia giurata che aveva al seguito un plico contenente circa 50.000 euro: la pronta reazione della vittima dell’aggressione, avvenuta con uno spray al peperoncino di libera vendita, ha consentito di allontanare il malvivente senza che riuscisse ad ottenere il bottino.

Nella mattinata di sabato, dopo una notte di ricerche indirizzate soprattutto nei pressi della sua casa di residenza nel forese ravennate, l’uomo, ormai braccato, ha deciso di presentarsi con il suo avvocato dai Carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobileche, avvertita l’Autorità Giudiziaria, hanno proceduto ad interrogare il reo confesso: sono in corso ulteriori accertamenti al fine di stabilire se possa essere autore anche di altre rapine sul territorio ravennate.

27/08/2016 fonte: http://m.ravennanotizie.it/articoli/2016/08/27/lautore-della-tentata-rapina-alla-guardia-giurata-a-punta-marina-si-costituito.html

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Caso vigilantes: Di Stazio resta in carcere. Respinta la richiesta per domiciliari

Caso vigilantes: Di Stazio resta in carcere. Respinta la richiesta per domiciliari

Antonio Di Stazio resta in carcere. Dopo alcune settimane di attesa arriva la decisione del tribunale del riesame di Firenze.
L’avvocato dell’ex vigilantes, Marco Treggi aveva presentato ricorso richiedendo di passare ai domiciliari con il braccialetto elettronico. Proposta che è stata però respinta dalla corte fiorentina che ha scelto di non concedere la scarcerazione. La difesa puntava sulla possibilità di modificare il capo di imputazione in appropriazione indebita. Invece i giudici hanno deciso di mantenere la linea dura.

Nel frattempo l’ormai ex guardia giurata della Securpol, continua a rimanere in silenzio rifiutandosi in ogni modo di raccontare quello che è accaduto nei giorni successivi all’11 luglio.
Ad inizio del mese scorso l’uomo infatti era sparito con oltre 50 chili d’oro custoditi all’interno del furgone blindato della società di vigilanza privata per la quale lavorava. Riapparve soltanto il 19 luglio presentandosi spontaneamente alla stazione dei carabinieri di Lucca.
Da allora non una parola è uscita dalla bocca di Di Stazio che continua ad essere detenuto nel carcere di San Benedetto ad Arezzo.

L’accusa che pesa sull’ex guardia giurata è quella di furto pluriaggravato. Resta ancora avvolto nel più totale mistero il luogo e la fine fatta dai cinquanta chili di oro che, al momento, sembrano scomparsi nel nulla. Il valore complessivo del metallo prezioso sparito ammonta a circa 4 milioni di euro.

Subito dopo l’accaduto la Securpol decise per il licenziamento di Di Stazio e per quello del collega che si trovava con lui al momento della sparizione.
Il 60enne infatti ha messo a segno la fuga con il furgone proprio durante l’orario di lavoro mentre con un’altra guardia giurata stava portando a compimento dei giri per ritirare l’oro nei caveau di sicurezza.
L’azienda ha scelto di dichiararsi parte offesa nel procedimento ed è rappresentata dall’avvocato Antonio Bonacci mentre il collega di Di Stazio ha scelto di impugnare il licenziamento.

Sulla vicenda stanno cercando di fare luce i carabinieri di Arezzo che portano avanti le indagini incessantemente.

22 agosto 2016 Fonte: http://www.arezzonotizie.it/cronaca/caso-vigilantes-di-stazio-resta-in-carcere-respinta-la-richiesta-per-domiciliari/

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